lunedì 22 febbraio 2021

Ricominciare a scrivere

La magia di una pagina bianca, di una schermata che vede delineare i miei pensieri, una parola dopo l’altra, per dare espressione al turbinio che aleggia nella mia testa. Per tanto tempo Facebook, con la domanda “A cosa stai pensando?” mi regalava l’emozione di dare forma alle mie emozioni, per poi essere rimproverata dalla mamma di aver scritto qualcosa di sgradevole.
Eh già, non posso ricordare Cristian, non posso dedicare un post alla scomparsa della nonna, e così, all’infinito.
La verità è che se non le scrivo, le mie emozioni stagnano dentro di me, dando origine a momenti negativi e veramente malsani, come il prurito nervoso, grazie al quale mi tolgo la pelle del braccio sinistro per lo sfregamento delle mie unghie, oppure indigestioni e mal di stomaco.
Scrivere è una “terapia”, una valvola di sfogo, un canale dove posso far emergere emozioni e sentimenti senza arrivare a farmi male. Scrivere è tirar fuori la mia vera identità che molto spesso resta celata dietro un velo di “normale” apparenza. Scrivendo emergono la sensibilità e il “mal de vivre” (alla Baudelaire) che mi accompagnano in questo viaggio nel mondo, la mano stretta ai miei ricordi d’Amore e tenerezza, alla ricerca di un sorriso e del perdono per non aver compreso un dolore troppo forte per esser sopportato ancora, anche per un giorno soltanto. Non riesco a non sentirmi responsabile della serenità di chi mi sta accanto, di chi condivide con me ferite e cicatrici, perché conosco bene il dolore e la solitudine, la pazzia e l’insofferenza per questa mancanza di umanità che spinge a chiudere gli occhi per evitare di vedere il dolore altrui.
© VaLentikkia

mercoledì 17 febbraio 2021

Ciao Signora Nonna!

 

Voglio ricordarti così, felice e circondata dalla tua famiglia! Essermi sposata il giorno del tuo compleanno mi ha permesso di poterti regalare una festa di compleanno con tutte le persone che hanno avuto l’onore di volerti bene..
Mi ricordo la ramanzina di quel 5 ottobre 2012, che mi ha smosso qualcosa dentro e che mi ha spinta a provare a impegnarmi davvero in qualcosa.. In poco tempo mi sono laureata, ho trovato l’Amore e poi.. Poi è arrivato il momento più buio e tu mi hai preparato un letto in sala, un rifugio, soprattutto da me stessa, mi hai consigliato libri, hai provato a nascondermi i fagioli nell’insalata e io te li ho sputati tutti, uno a uno. E non mi hai più ingannata.
Hai aspettato la mia serenità prima di andartene, hai provato l’emozione di essere bisnonna. Ed ora spero tu possa raccontare al nonno di questi 60 anni che hai vissuto senza di lui, parlandogli dei vostri figli, dei vostri nipoti e della bisnipote, con lo sguardo di chi si è aspettato con Amore per tutta la vita!
Mi è mancato il tempo per salutarti, per regalarti ancora qualche momento sereno insieme, per essere ripresa ma anche coccolata dalla tua saggezza..
Buon viaggio nonna, e mi raccomando, ora fai una bella ramanzina anche a Bubu, e ogni tanto allunga il tuo sguardo su di noi quaggiù che non smetteremo di volerti bene..

© VaLentikkia

mercoledì 27 gennaio 2021

Chi sono

 A volte mi guardo allo specchio e non so come potermi descrivere, so chi ero, cosa ho perso, chi vorrei essere e cosa vorrei fare, ma se mi chiedono come mi identifico, vacillo.
Si potrebbe iniziare dall’età: ho 35 anni da poco più di 3 mesi. E da un anno e mezzo circa, vivo a Cadelbosco di Sopra con l’uomo che ho sposato e che ha saputo prendere “un gatto randagio” come moglie.
Perchè mi definisco un gatto randagio? Sono stata da sola 4 anni, dopo aver perso Cristian, mi è servito tempo per rimettermi in piedi, per imparare a non lasciar uscire il dolore del buco nero che si è inghiottito il mio cuore ed il mio stomaco la mattina del 21 maggio 2014. Il giorno in cui ho smesso di vivere. Ho ricordi confusi di ciò che succedeva intorno a me, ma ricordo le mie emozioni: mi sembrava di aver davanti un muro nero che aveva cancellato tutti i miei “domani”, tutti i miei sogni, tutta la mia vita. Come si può decidere di metter fine alla propria vita a 26 anni? Come si fa a rinunciare a tutti i sogni, ai progetti, alle cose da fare? Ancora non mi so dare una risposta, so solo che mi manca da togliere il fiato ogni volta che mi fermo ad ascoltare il lamento del mio cuore, e ci sono giorni in cui anche i “ricordi” di Facebook sono lame che riaprono ferite che non si chiuderanno mai.
Ma soprattutto sono testarda, indipendente e schiva, come un gatto, appunto. Proclamo al mondo i miei ideali di amore, di rispetto, di lealtà, di fiducia, e se succede che qualcuno si comporta “male” con me, mi distanzio, in silenzio, con il passo felpato di un felino.

© VaLentikkia