venerdì 17 ottobre 2014

150 giorni

 Eccomi qui.

150 giorni dopo il suo ultimo messaggio, quasi 150 giorni dopo quella maledetta mattina che ha visto finire la sua vita e che ha cambiato nettamente e in modo indelebile la mia…

Inizio a riprendermi, inizio a dare segni di vita. Inizio a prendere in mano la reflex e voler scattare un’istantanea dietro all’altra. Inizio a sorridere ancora. Adesso. Dopo 150 giorni in cui non c’ero, in cui non ho vissuto. 150 giorni di dolore, di sofferenza, di gelo e di vuoto.

La batosta è stata grande e lui continua a mancarmi. Ogni dannato giorno… Mi manca trovare il suo messaggio del buongiorno quando accendo il cellulare… Mi manca sentire il suo amore potente e immenso e ricambiarlo con il mio dalla stessa energia. Mi mancano la sua voce, le sue mani grandi, le nostre risate, il nostro essere così meravigliosi e allegri insieme… Eppure sto imparando a capire che non posso farci nulla, che non si può tornare indietro, e che, come per magia, lui non può tornare da me.

Se potessi mollerei tutto e lo seguirei… Ma sono sicura di finire nello stesso posto? Sono sicura di ritrovarmi tra le sue braccia? E se si arrabbia con me? Perchè lo so, lui non voleva questo per me.

No, io devo scegliere la vita, per me stessa ma soprattutto per lui. Gli devo dimostrare che non è arrendendosi che si risolvono i problemi, ma che serve una gran forza per lottare, vincere e sorridere. E poi, devo renderlo orgoglioso di me, della VaLe meravigliosa che abbiamo plasmato insieme, quella che stava vincendo l’anoressia, che  riuscita a laurearsi, che non perdeva occasione per sorridere e che amava la vita. Devo tornare ad essere la persona che Bubu ha amato e per la quale non si sentiva all’altezza delle aspettative. E un giorno ci ritroveremo lassù, fra le nuvole, e ci racconteremo io questa vita senza lui e lui i suoi miracoli. Perché, sono sicura, lui è un angelo, il mio angelo. Ora e sempre.

© VaL

venerdì 4 luglio 2014

Aiuto!

Sono passate 6 settimane e 2 giorni.La mia vita è stata sconvolta, scombussolata, travolta, annientata, svuotata, violentata. E io sono 6 settimane e 2 giorni che sopravvivo in un limbo di attesa, domande, dolore e lacrime.

L’unica cosa che vorrei è quella impossibile: poter annullare la morte. E mi trovo a desiderarla io. Non posso farti tornare, ma posso raggiungerti.. Svuoto i polmoni, trattengo il respiro. Sento il cuore battere forte in tutto il corpo e la gola che brucia. Ma poi l’istinto prevale, ricomincio a respirare. E piango.
Ho la testa che scoppia per tutte le domande che frullano, girano all’impazzata come proiettili. E rimangono costantemente senza risposta. Ho il cuore che sanguina, lacerato nel profondo, incredulo e innamorato. Ho un buco nero che mi ha risucchiato lo stomaco, la fame, la voglia di vivere.
Sono un cadavere che ancora cammina. Sono morta dentro. Non riesco a riconoscermi. È bastato un attimo per precipitare nell’abisso.

Tutti dicono che passerà, che sono giovane e forte, che ho la vita davanti. Ma la mia vita è finita insieme alla sua. Si è portato via tutto: la mia felicità, i nostri sogni, i nostri progetti,.. A me non resta che l’amore, quel meraviglioso sentimento che mi faceva lottare per superare il mio problema e che ora mi trascina a fondo.
I miei amici spariscono, risucchiati dalla loro felicità, dalla normalità che prosegue. Mentre la mia quotidianità non esiste più perché non c’è più il mio Mr Meraviglia a dividerla con me.
© VaL

martedì 11 febbraio 2014

Essere o avere

Negli ultimi giorni, in cui il rapporto con la mia migliore amica aveva raggiunto un punto d’equilibrio precario, mi sono soffermata a riflettere sul mio e sul suo comportamento.

Dopo aver letto e riletto le nostre conversazioni su whatsapp e aver analizzato il punto d’origine del nostro malessere, sono giunta ad alcune conclusioni:

  • I rapporti si costruiscono da entrambe le parti e per sfasciare un rapporto che sia d’amore o d’amicizia serve l’impegno di entrambi.
  • E’ meglio avere un migliore amico oppure esserlo noi, per primi, nei confronti delle persone che ci circondano?

E’ su questa domanda che si è soffermato il mio pensiero: cosa ho fatto io per meritarmi il suo affetto e la sua amicizia? Abbiamo fatto le stesse scuole, medie e superiori. Ma non credo che ci sia stato solo questo… Eppure scavando nella memoria non ho trovato una risposta che mi spiegasse perché lei, tra decine di altre amiche abbia scelto proprio me.

Poi mi sono chiesta perché io ho scelto lei, ed era perché l’ammiravo. Come persona, come integrità, come valori. Perché lei era esattamente come avrei voluto essere io, perché la vedevo una persona interessante e perché con lei stavo bene.

Quando ho smesso di stare così bene? A novembre, quando le sue parole non corrispondevano ai fatti, quando le mie certezze hanno iniziato a vacillare. E’ stato come svegliarmi da un sogno e ho iniziato a essere dannatamente pignola nei suoi confronti. Non bastava più il suo “ti voglio bene”, doveva dimostrarmelo ma era capace di dirmi un “Vale mangia” sterile e vuoto. Invece di affrontare me, i miei dubbi ha scelto di andare a parlare di me con altri, e i miei amici hanno smesso di essere miei, sono diventati suoi. Per loro io stavo male e mi stavo comportando male, mentre le persone da cui non mi sarei aspettata niente erano lì, solide, forti e sorridenti, per aiutarmi a risolvere il mio problema. In questi mesi mi sono tornate accanto persone che erano lontane anni luce, e ne ho scoperte di nuove, conoscenze che avevano già avuto a che fare col mio problema e che sapevano come parlarmi.

Mi son resa conto di aver messo un muro tra me e lei. Ho cercato di abbatterlo, ma poi mi sono accorta che mentre io provavo a togliere mattoncino dopo mattoncino di parole non dette, lei innalzava nuovi ostacoli. Ho provato a parlare con lei, ad aprirmi, ma così facendo la stavo allontanando (parole sue) e la stavo ferendo. Purtroppo siamo tutti diversi, i miei pensieri, i miei ragionamenti non sono i suoi, e ci stiamo allontanando, entrambe, l’una dall’altra e quest’amicizia così bella, così potente, così salda, sta scomparendo in un cumulo di cenere e ricordi.

© VaL 

mercoledì 15 gennaio 2014

Il tempo passa

 Il tempo passa, sono passati già dei mesi e i risultati ancora non si vedono…

La mia mente non vuole accettare che adesso sono una persona magra e continua a controllare il mio corpo non ascoltando i sensi di fame. Già, questa è la novità: la fame… Non sento la fame di cibo, ma la fame di sorrisi, di belle serate, di uscite in compagnia… Ho fame di vita.
Negli ultimi mesi ho perso poco peso, ma col freddo mi sono chiusa in casa. Passo le giornate davanti al PC scrivendo un po’ di tesi e muovendo un Sim ideale in un mondo ideale, dove quando qualcosa non va basta un trucco. “Testingcheatenabled true” e ho il controllo su tutto: bisogni massimizzati; quindi il mio Sim non deve andare in bagno, non deve mangiare e nemmeno dormire, ha il tempo di far tutto: di studiare e imparare, di andare a pesca, di cucinare, di pulire dove sporca… Oppure “motherlode” quando resto senza denaro…
Vorrei una vita più semplice, vorrei essere più coraggiosa, più serena e più riuscita…
Invece nella mia vita stanno andando a rotoli i rapporti con le amiche: quando sento la mia migliore amica, lei sempre in cerca di rassicurazioni e negativa, esplode il finimondo. Possibile che lei sappia sempre e solo dire che “fa tutto schifo” o che lei “è cessa”. Possibile che non noti di essere una persona migliore di tante altre? Già perchè lei è sempre stata una “impegnata”, e per me è una persona riuscita, perchè riesce ad essere una Scout, riesce a studiare e lavorare, che sa quello che vuole fare, che sa (o almeno sapeva) come doveva essere il suo uomo ideale. Eppure adesso non la riconosco più, vorrei che fosse più positiva ed ottimista, invece che mi scrive sempre che va male, e che si sente uno schifo per questo motivo o per quello. Perchè poi, quando cerco di rassicurarla mi dice di star zitta, che io sono infelice. No, io sono felice, ma io so di avere un problema, che sto affrontando, non mi piacciono certe cose del mio aspetto, ma la mia vita, come sta andando, mi riempie di orgoglio e felicità.
Ho bisogno di persone cariche, di persone felici nella mia quotidianità, persone che mi strappino dei sorrisi, persone che non cerchino di offendermi “per spronarmi”.
Io voglio star bene, io voglio vivere!

© VaL