martedì 11 febbraio 2014

Essere o avere

Negli ultimi giorni, in cui il rapporto con la mia migliore amica aveva raggiunto un punto d’equilibrio precario, mi sono soffermata a riflettere sul mio e sul suo comportamento.

Dopo aver letto e riletto le nostre conversazioni su whatsapp e aver analizzato il punto d’origine del nostro malessere, sono giunta ad alcune conclusioni:

  • I rapporti si costruiscono da entrambe le parti e per sfasciare un rapporto che sia d’amore o d’amicizia serve l’impegno di entrambi.
  • E’ meglio avere un migliore amico oppure esserlo noi, per primi, nei confronti delle persone che ci circondano?

E’ su questa domanda che si è soffermato il mio pensiero: cosa ho fatto io per meritarmi il suo affetto e la sua amicizia? Abbiamo fatto le stesse scuole, medie e superiori. Ma non credo che ci sia stato solo questo… Eppure scavando nella memoria non ho trovato una risposta che mi spiegasse perché lei, tra decine di altre amiche abbia scelto proprio me.

Poi mi sono chiesta perché io ho scelto lei, ed era perché l’ammiravo. Come persona, come integrità, come valori. Perché lei era esattamente come avrei voluto essere io, perché la vedevo una persona interessante e perché con lei stavo bene.

Quando ho smesso di stare così bene? A novembre, quando le sue parole non corrispondevano ai fatti, quando le mie certezze hanno iniziato a vacillare. E’ stato come svegliarmi da un sogno e ho iniziato a essere dannatamente pignola nei suoi confronti. Non bastava più il suo “ti voglio bene”, doveva dimostrarmelo ma era capace di dirmi un “Vale mangia” sterile e vuoto. Invece di affrontare me, i miei dubbi ha scelto di andare a parlare di me con altri, e i miei amici hanno smesso di essere miei, sono diventati suoi. Per loro io stavo male e mi stavo comportando male, mentre le persone da cui non mi sarei aspettata niente erano lì, solide, forti e sorridenti, per aiutarmi a risolvere il mio problema. In questi mesi mi sono tornate accanto persone che erano lontane anni luce, e ne ho scoperte di nuove, conoscenze che avevano già avuto a che fare col mio problema e che sapevano come parlarmi.

Mi son resa conto di aver messo un muro tra me e lei. Ho cercato di abbatterlo, ma poi mi sono accorta che mentre io provavo a togliere mattoncino dopo mattoncino di parole non dette, lei innalzava nuovi ostacoli. Ho provato a parlare con lei, ad aprirmi, ma così facendo la stavo allontanando (parole sue) e la stavo ferendo. Purtroppo siamo tutti diversi, i miei pensieri, i miei ragionamenti non sono i suoi, e ci stiamo allontanando, entrambe, l’una dall’altra e quest’amicizia così bella, così potente, così salda, sta scomparendo in un cumulo di cenere e ricordi.

© VaL 

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