sabato 16 maggio 2015

Quasi un anno



E’ passato quasi un anno da quella maledettissima mattina..

Un anno di sofferenza, di dolore atroce, con un cuore che sta battendo, non più con lui ma per lui, per dimostrare a me stessa, a lui lassù e al mondo che non è vero che l’amore ha fine con la vita.

Dopo i primi mesi che non ricordo nemmeno ho iniziato il mio percorso di ripresa: ho ricominciato ad aprire la porta di camera mia verso la mia famiglia, la finestra verso il sole, e la porta del mio cuore verso la vita, verso gli amici e perché no, verso un nuovo amore…
Cristian è dentro ogni mio battito, è in ogni pensiero, in ogni sorriso, nella tasca a destra in alto…
Col nuovo anno ho messo in ordine tutto: ho fatto sparire le tracce del suo passaggio in camera mia, più perché vederle mi lacerava le poche parti di me ancora integre, pur conservandole a portata di mano, e all’occorrenza poterle abbracciare, stringere e guardare. Ma sono brava. So dove sono, guardo lo scatolone e faccio mente locale di quello che c’è dentro. E mi basta. Non sono gli oggetti che mi restituiscono la sua presenza…

Gli amici che mi hanno seguita in questo anno sono stupiti dei miei progressi, e non perdono occasione per ricordarmi quanto sono forte… E pensare che io non credo affatto di esserlo, semplicemente ho fatto mio questo anno in cui Cristian mi ha insegnato l’arte di vivere e proseguo il mio cammino portando dentro di me il suo dono d’amore e la sua vita.
Il mio equilibrio è ancora precario e instabile, ci sono momenti in cui esplodo in un pianto strozzarespiro, ma poi mi asciugo le lacrime e consapevole del dolore reagisco, lo affronto, lo somatizzo,…
Cristian mi manca, sarebbe una gran bella bugia negarlo perché lui ha saputo tirar fuori da sotto la mia pelle, da dentro i miei occhi la parte migliore di me e rendermi la VaL che ho sempre sognato essere: una persona davvero forte e felice…

Parlando con la psicologa dei miei sensi di colpa per non aver compreso le sue intenzioni e non aver fatto alcunchè per impedirgli quel gesto, mi ricordo che io quella sera ho scritto alla compagna di suo fratello. Io ero preoccupata, nella mia incoscenza, nella mia spensieratezza,… Io non l’ho ignorato. Io non ho dormito, io l’ho cercato tutta notte,…e se non fosse stato per me, quando l’avrebbero trovato?

Se potessi tornare indietro, a quando andrei?!
A febbraio. A quando tutto andava bene, per cambiare i primi cambiamenti, per stringere più forte le sue mani, per dirgli ancora e ancora “Non sei solo, Non so vivere senza di te!”.
E non è vero che ora lo so fare, è da un anno che sopravvivo in un’incubo,.

“Non so immaginare un solo giorno della mia vita senza te…” ce lo dicevamo sempre l’un l’altro…
Siamo lontani da quasi un anno, e ancora non so immaginarmi un solo giorno senza nemmeno immaginare il suo viso, senza sperare di sentire la sua risata, senza ricordare il calore delle sue mani…
Torna, perché mi manchi da morire, ma non permettere di arrendermi, perché te l’ho promesso, ti amo da vivere.

© VaL

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